«L’Europa ha bisogno di diventare una Repubblica»

Uguali diritti per tutti»: è il pensiero di Ulrike Guérot, politologa tedesca, esperta di politica europea.

Un’unione di popoli e regioni, non un’unione di Dtati

Ulrike Guérot
13Giu '22

«L’Europa ha bisogno di diventare una Repubblica»

«L’Europa ha bisogno di diventare una Repubblica». «L’Europa deve puntare all’uguaglianza: uguali diritti per tutti». Ecco il pensiero di Ulrike Guérot, politologa tedesca, esperta di politica europea. Ha lavorato in diversi think tank a Parigi, Bruxelles, Londra e Washington. È fondatrice dell’European Democracy Lab a Berlino, un think tank dedicato al futuro della democrazia europea. È docente all’Istituto di Scienze Politiche e Sociologia dell’Università di Bonn e autrice del libro  Perchè l’Europa deve diventare una Repubblica! Un’utopia Politica (in traduzione in Italia).

«L’Europa ha bisogno di diventare una Repubblica»

«Il progetto politico nato con Maastricht è fallito e troppi tasselli non si sono aggregati nella formazione di una vera comunità europea», ha dichiarato Ulrike Guérot, ospite a Torino del recente evento #Transition dei Giovani Imprenditori. Nel suo intervento ha ripercorso la storia dell’Europa unita, a partire dal sogno iniziale. E ne anche evidenziato carenze e contraddizioni, sostenendo che è necessario ritornare all’idea fondatrice del progetto di unificazione europeo, quello dei trattati di Roma del 1956. Un’unione di popoli e regioni, non un’unione di stati.

L’uguaglianza è una priorità

«L’Europa ha bisogno di diventare una Repubblica». «Non possiamo accontentarci di una Europa a metà. E non abitiamo uno spazio legale comune. Questo ci impedisce di godere degli stessi diritti. Pensiamo soltanto alla tassazione differente in ciascun Paese. Ripartiamo allora dai temi fiscali e sociali per realizzare il progetto politico di questo secolo: una vera Repubblica». «In questo contesto – continua la politologa– tutti dovrebbero rispondere ad un’unica legge e a un unico principio di uguaglianza generale: i cittadini devono essere tutti uguali e sovrani. Perché solo così, indipendentemente dalle origini e dalle identità, potremmo veder realizzato quello che era nei nostri sogni di Europa».

L’economia guiderà il progetto comune

«L’Europa ha bisogno di diventare una Repubblica». Superare il concetto di Stato nazione, scardinando il termine sovranità, per la Guerot non è un’utopia. E il motore, capace di dare sostanza al progetto al quale lavora da anni, è quello dell’economia che sostanzia ogni percorso politico. «L’Europa degli Stati nazionali è fallita. Il ripensamento deve partire anche da un diverso ruolo dell’economia. Per esempio, dovremmo superare il complesso nei confronti di Google e Amazon, lavorando ad una risposta europea che potrebbe dare grandi soddisfazione alle imprese, in termini di profitti, e ai cittadini in termini di mobilità, opportunità e diritti». Per Guérot l’obiettivo è: non meno Europa ma più integrazione europea. Soprattutto in questo momento storico con la guerra in atto in Ucraina

Aprile 2022. Un appello per l’Europa

Lo scorso aprile, Ulrike Guérot, insieme ad oltre 250 personalità provenienti dal mondo accademico, dalla società civile, dalla comunità imprenditoriale, dalle istituzioni di tutta l’Ue, ha firmato un appello per chiedere una maggiore integrazione europea.

Il manifesto è stato promosso da Guérot insieme a Roberto Castaldi (direttore del Centro studi, formazione, comunicazione e progettazione sull’Unione europea e la Global Governance e di Euractiv Italia), Yves Bertoncini (presidente del Movimento Europeo in Francia, già direttore del Jacques Delors Institute), Anna Diamantopoulou (presidente del think tank To Diktio, già commissaria europea, Grecia) e Daniel Innerarity (direttore dell’Instituto de Gobernanza Democrática, Spagna).

Il testo del manifesto

«Noi cittadini europei siamo spaventati dal ritorno della guerra nel cuore dell’Europa. L’invasione russa dell’Ucraina mostra le debolezze e le dipendenze dell’Unione Europea e soprattutto dei suoi stati membri, e la loro incapacità di proiettare pace e stabilità. I cittadini europei, e soprattutto ucraini, stanno soffrendo per i costi della non-Europa nel campo della politica energetica, fiscale, estera e di difesa.

Le spese per la difesa

Gli Stati membri dell’Ue spendono per la difesa più del doppio della Russia, senza una significativa capacità deterrente. Aumentare le spese nazionali per la difesa al 2% aumenterà lo spreco, a meno che non siano indirizzate a creare una vera unione della difesa.

Questa potrebbe iniziare implementando la forza di intervento rapido da 60.000 effettivi decisa al Consiglio europeo di Helsinki nel 1999; comunitarizzando l’Eurocorpo per fornire al Comitato militare dell’Ue l’embrione di una struttura integrata di comando e di controllo, essenziale per creare e gestire quella forza di intervento rapido posta permanentemente sotto il comando dell’Ue; creando un Centro europeo di formazione per i quadri militari per sviluppare una cultura strategica comune europea.

Tutto ciò potrebbe essere finanziato mettendo in comune al livello europeo gli aumenti di spesa per la difesa attualmente stabiliti dagli Stati membri, o una certa percentuale delle spese nazionali per la difesa – come con il 20% delle riserve nazionali per la creazione dell’unione monetaria – oppure i contributi nazionali al Fondo europeo per la difesa e al Fondo europeo per la pace potrebbero essere esclusi dal calcolo del deficit strutturale, come quelli al Fondo europeo per gli investimenti strategici. Lo stesso potrebbe valere per la quota di spesa militare nazionale destinata ai progetti europei, come quelli nel quadro della Cooperazione Strutturata Permanente, o alle missioni europee. Una difesa dell’Ue deve essere al servizio di una politica estera e di sicurezza dell’Ue, e quindi richiede un’unione politica con una rappresentanza unica dell’Ue nell’arena e nelle istituzioni internazionali. 

La soluzione alla crisi energetica

Una soluzione strutturale alla crisi energetica dipende dalla creazione di un’unione dell’energia e dall’accelerazione della transizione verde attraverso maggiori investimenti nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica. I prezzi dell’energia potrebbero essere dimezzati attraverso la creazione di una rete unica europea dell’energia e del gas; l’acquisto congiunto di energia dai paesi terzi, come per i vaccini; ed una riserva strategica europea, come avviene negli Stati Uniti.

Le politiche dell’energia

Le politiche dell’energia e della difesa richiedono investimenti europei e quindi un’unione fiscale – dotando l’Ue di poteri fiscali e di una capacità di prestito attraverso un Tesoro europeo – e una politica estera unica. Questo implica una vera unione politica con la Commissione, trasformata in un esecutivo federale responsabile di fronte al Parlamento europeo, incaricata di gestire le politiche energetica, fiscale, estera e di difesa; il tutto accompagnato dalla codecisione tra il Parlamento e il Consiglio e dalla completa abolizione dell’unanimità in tutto il sistema decisionale dell’Ue.

Nella Conferenza sul futuro dell’Europa i panel dei cittadini e le proposte della piattaforma digitale convergono nel chiedere un’Europa più unita, efficiente, sociale e democratica, basata su una vera Costituzione.

Le richieste all’Europa

Noi cittadini europei crediamo che questa sia l’ora decisiva per l’Ue. Pertanto chiediamo:

alla Conferenza sul futuro dell’Europa – che coinvolge le istituzioni europee e nazionali, la società civile e i cittadini – di chiedere una nuova Costituzione europea per istituire una Repubblica federale europea (come suggerito anche nell’attuale accordo di coalizione tedesco), che includa le politiche estera, di sicurezza, di difesa, fiscale ed energetica;
al Parlamento europeo di elaborare e proporre una riforma globale dei trattati o una nuova Costituzione europea sulla base dei risultati della Conferenza e della nuova situazione creata dall’invasione russa dell’Ucraina;
al Consiglio europeo di decidere l’avvio di una nuova Convenzione che assuma come base di lavoro il progetto elaborato dal Parlamento europeo.

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