Impresa elementare: i bambini tornano a scuola

Dopo la positiva esperienza dell'anno scorso riparte a Torino il progetto per insegnare ai bambini come diventare imprenditori

Impresa elemntare
07Gen '21

Impresa elementare: i bambini tornano a scuola

Impresa elementare riparte nel 2021. Una buona notizia nel giorno in cui i più piccoli riprendono ad andare a scuola. Il progetto è del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione industriale di Torino. Obiettivo? Coltivare nei bambini le migliori skill per diventare imprenditori e fare impresa. Impresa elementare è un’utopia? Una ricerca stima che nel 2050, negli Stati Uniti, 1 americano su 2 sarà imprenditore. In Italia, paese dove creatività e capacità di gestire le persone di certo non mancano, i numeri sono enormemente più bassi. Neppure paragonabili.

L’impresa di intraprendere

Racconta Alberto Lazzaro, presidente Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino: «Quando portiamo la nostra esperienza di imprenditori nelle aule universitarie e chiediamo ai ragazzi quanti vorrebbero seguire questa strada, soltanto una media che varia dal 2 al 4% risponde affermativamente. L’unica spiegazione che ci siamo dati è che, crescendo, perdiamo capacità innate nel nostro Dna. È per questo che abbiamo deciso di lanciare un’iniziativa pilota e andare direttamente, in classe, tra i bambini delle terze elementari: sono “spugne”, assorbono e imparano molto velocemente. L’esperienza fatta ci dato ragione: i risultati sono sorprendenti. E ci fanno dire, guardando al futuro, quanta potenzialità inespressa c’è nel nostro Paese».

Impresa elementare: cinque games per le soft skills

Il progetto di formazione è nato nell’anno scolastico 2019-2020. Ideato e organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, il patrocinio del Comune di Torino, il contributo della Camera di commercio di Torino e il supporto tecnico di cinque aziende partner. L’iniziativa è dedicata agli alunni delle elementari per accrescere, attraverso attività ludiche e di ragionamento, le capacità imprenditoriali.

Impresa elementare alla Italo Calvino di TorinoSono concetti utili non solo per una futura vita professionale ma per lo sviluppare cittadini responsabile e solidali all’interno di una comunità. Un impegno di educazione civica.

La scuola coinvolta a Torino è stata l’elementare Italo Calvino dell’Istituto Comprensivo Duca d’Aosta. Tre le classi di terza che hanno partecipato alle lezioni, denominate “game”. Spiega Lazzaro: «Abbiamo creato alcuni giochi dal nulla per permettere ai bambini di “giocare da imprenditore”. Per tutta la durata del game, in classe, si confrontavano solo con noi del Gruppo Giovani e la maestra aveva il ruolo di spettatrice».

Impresa elementare: ecco i cinque assi

I cinque punti forti dell’iniziativa sono questi:

  • Creatività
  • Negoziazione
  • Lavoro in team
  • Coding tecnologico
  • Gestione delle risorse (economiche e materie prime)

Impresa elementare: si replica

Impresa elementare: la locandinaI risultati raggiunti nella scuola Calvino sono stati talmente inaspettati da convincere l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte a replicare i laboratori – a partire da questo mese di gennaio – in quattro classi di terza elementare dellaScuola Collodi. Alle cinque categorie, già testate, potrebbe aggiungersi la Gestione finanziaria: un game per passare dal valore delle cose al valore economico, differenziando tra investimento e costo. «Si tratta complessivamente di 42 incontri» spiega Alberto Lazzaro. «È un impegno enorme per un gruppo come il nostro tra preparazione ex novo delle attività ludiche, presenza in classe ed elaborazione e comparazione dei risultati».

I risultati migliori

I bambini alla Calvino si sono divertiti e hanno dimostrato di saper portare a compimento tutte le sfide proposte. Ma non è tutto. Gli alunni che normalmente erano più “in difficoltà” in classe perché distratti, agitati, con problemi di apprendimento o socializzazione, sono quelli che hanno dato i risultati migliori: si sono rivelati leader, più veloci nell’individuare soluzioni e in grado di fare team. «Evidentemente questi bambini esprimevano difficoltà in un modello di apprendimento classico. Ma in una proposta molto più empirica, dinamica, fatta di test e giochi hanno dato il meglio. Se quest’anno, alla alla Scuola Collodi di Mirafiori, dovessimo registrare gli stessi risultati, credo che si potrebbe pensare ad una curvatura del metodo di insegnamento per inserire nei percorsi scolastici giochi e laboratori che aiutino non solo ad apprendere, che resta un obiettivo fondamentale, ma anche a sviluppare capacità imprenditoriali. Si tratta di allenare e coltivare soft skill che da bambini, abbiamo naturalmente in noi, ma che perdiamo diventando adulti».

A scuola di futuro

Serenella Cuiuli, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Duca D’Aosta – Elementare Collodi – ci conferma il bilancio positivo del progetto: «Abbiamo coinvolto i bambini di 3 terze sulle 6 attive. È stato un gran bel lavoro. Gli alunni hanno sperimentato un’attività nuova che non viene proposta dagli insegnanti: la realtà dell’impresa approcciata attraverso il concetto di collaborazione». È un metodo che potrebbe essere inserito nei moduli scolastici futuri? «Assolutamente sì. Sono laboratori innovativi che propongono giochi di simulazione sull’attività imprenditoriale. Su come fare impresa attraverso la cooperazione e non attraverso la concorrenza. L’obiettivo è far comprendere ai bambini che non vince chi emerge di più o annulla l’altro: è vincente chi sa cooperare con le altre imprese».

«Spesso le stesse insegnanti si sono stupite che i bambini siano riusciti a completare giochi non sempre semplici», interviene ancora Alberto Lazzaro: «E anche noi abbiamo imparato che possono fare molto di più con modelli diversi. Certo, le nozioni vanno studiate… ma se riusciamo a trasmettere loro anche alcune capacità fondamentali, creiamo persone più complete. Ma vado oltre: un bambino di terza elementare non solo può imparare queste cose, le può anche insegnare agli alunni di terza dell’anno successivo».

Impresa elementare: stiamo al gioco

Ma andiamo a conoscere due dei cinque games per capire meglio il percorso proposto dal Gruppo Giovani Imprenditori ai bambini. Nel gioco Creatività è stato chiesto agli alunni di spiegare che cosa fa, secondo loro, un imprenditore. Una bambina ha risposto: “L’imprenditore rende vere le idee”. «Sono rimasto basito» è la reazione Lazzaro. «È una frase di una complessità e, insieme, di una semplicità pazzesca. La bambina è riuscita a riassumere tutto in quattro parole. Vorrei che questa frase diventasse il titolo di un libro e sfido a trovare una sintesi più completa nei libri universitari di economia…».

A scuola di negoziati in tre round

Secondo game: Negoziazione. La mission affidata alle tre squadre è completare un’immagine con 20/30 chiodini, rispettando la composizione cromatica di tre colori: rosso, verde, blu. Tutti devono completare il disegno. Indicazione iniziale: non ci sono regole, fatta eccezione quella di mettervi le mani addosso. La prima regola se la danno da soli: possiamo rubare. E iniziano a sottrarsi i chiodini a vicenda. Ma nessuno riesce a completare l’immagine. Secondo round: possiamo rubare, ma solo due lo fanno, gli altri difendono la posizione. Neppure così si raggiunge il risultato. Terzo round: i bambini capiscono che rubare è inutile e scelgono un leader per squadra che, al centro della stanza, gestisce gli scambi – uno a uno – dei chiodini colorati. Introducono il concetto di negoziazione. Pure in questo caso nessuno termina il gioco.

«A un certo punto – ricorda Lazzaro – una bambina che non dimenticherò mai, dice: “Ho capito: uno non vale uno”. Così introducono il concetto di valore». Infine, al quarto round individuano il migliore leader nella specifica task e barattano, cooperando, i diversi chiodini. Risultato: tutti riescono a finire il disegno. Conclude Alberto Lazzaro: «Alla fine del gioco riescono a creare una società civile e comprendono i concetti di valore, contrattazione e negoziazione: “Io porto a casa il mio risultato e permetto all’altro di portare a casa il suo”».

Forse in futuro nascerà un imprenditore. Sicuramente, un cittadino più responsabile e solidale.

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comments

There are 1 comments on this post.

  1. «La creatività può fare la differenza» | FUTURABILE

    • Posted on Gennaio 7, 2021

    […] Racconta Alberto Lazzaro: «Quando portiamo la nostra esperienza di imprenditori nelle aule universitarie e chiediamo ai ragazzi quanti vorrebbero seguire questa strada, soltanto una media che varia dal 2 al 4% risponde affermativamente. L’unica spiegazione che ci siamo dati è che, crescendo, perdiamo capacità innate nel nostro Dna». […]

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