Finance4Women: ecco come far crescere le donne nel mondo del lavoro

A colloquio con l'imprenditrice Barbara Graffino

«Le competenze finanziarie permettono di raggiungere profili di carriera direttivi»

Finance4Women Barbara Graffino
02Dic '20

Finance4Women: ecco come far crescere le donne nel mondo del lavoro

Finance4Women? Le competenze finanziarie parlano poco al femminile. Il Gruppo Giovani Imprenditori di Torino propone un percorso di alfabetizzazione finanziaria per far crescere le donne nel mondo del lavoro

Sono tante le domande ancora aperte sullo scarso livello di conoscenze e competenze delle donne rispetto alla finanza e all’economia. Un gap discriminante che le “congela” in posizioni intermedie nel mondo del lavoro, impedendo la scalata a ruoli direttivi aziendali come quelli di amministratore delegato. Una recente indagine condotta dalla Global Thinking Foundation, condotta su un campione di mille donne, ha evidenziato una realtà preoccupante: il 50% delle donne italiane non sa quanto costa un conto corrente e il 14% neppure lo possiede. Non va meglio sul fronte gestione dei risparmi: il 56% non sa come investire i propri soldi mentre il 19% li tiene addirittura a casa. È una fotografia impietosa alle soglie del 2021 che racconta non solo di scarse competenze finanziarie nel mondo del lavoro ma della necessità urgente di un’alfabetizzazione economica per puntare realmente alla parità di genere.

Dal 2021 il progetto “Finance4Women”

L’urgenza è stata presa in carico dal Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino che promuove – tra gennaio e febbraio del 2021 – il percorso Finance4Women: sei incontri digitali gratuiti che affrontano i temi legati al mondo della finanza per le giovani donne. Un progetto promosso insieme a Global Thinking Foundation, fondazione no-profit per l’alfabetizzazione finanziaria, in collaborazione con Camera di Commercio di Torino, Comitato Imprenditoria Femminile, Fondazione Bellisario e Yes4To.

Ci sono anche altri i numeri che devono far riflettere. In Italia il tasso di occupazione femminile è tuttora il più basso d’Europa. Nel nostro paese le donne lavoratrici sono il 48.1% contro una media europea del 67%. Non si tratta solo di una questione di pari opportunità e di riconoscimento del talento, è anche una questione di crescita economica. Con un tasso di occupazione femminile al 60%, secondo le stime della Banca d’Italia, il Pil crescerebbe infatti del 7%. Alla luce di questa realtà, e tanto più nel momento difficile che stiamo vivendo a causa della pandemia, si rende necessario un cambiamento concreto. Dove le giovani donne riescano a prendere coscienza delle proprie potenzialità, superando gli stereotipi di genere. E impegnandosi in percorsi scolastici e carriere professionali dove le opportunità sono maggiori. Così come la remunerazione.

Il contesto di riferimento

Finance4Women si inserisce proprio in questo contesto: offrire informazioni e spunti di riflessione su temi economico-finanziari e imprenditoriali e sulla loro declinazione in un mondo sempre più digitalizzato. Ne abbiamo parlato con Barbara Graffino, Vice Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione industriale di Torino. «Sono incontri online rivolti a chi desidera creare impresa ma anche a chi vuole crescere nel proprio percorso di carriera attraverso l’acquisizione di competenze finanziarie» ci spiega Barbara Graffino. «Il taglio è soprattutto finanziario e di gestione di impresa ma affronteremo anche la questione delle competenze digitali. I numeri ci dicono che sono ancora troppo poco perseguite dalle donne».

La questione femminile rimane dunque ancora un tema centrale – e irrisolto – nel mondo del lavoro contemporaneo?

È indubbio che sono stati fatti molti passi avanti. Le donne sono sempre più presenti: sia nel mondo associativo sia nelle imprese. Ma se poi approfondiamo le statistiche e analizziamo la situazione nel segmento dell’innovazione che quello dove io opero, allora ci accorgiamo che la realtà è ben diversa. Nel mondo delle start up innovative italiane, circa 11 mila, solo il 13% fa riferimento a donne. Sono numeri davvero ancora troppo bassi e sui quali dobbiamo interrogarci.

Come valuta questo trend al rallentatore?

Direi che le domande sono ancora tutte aperte. Le responsabilità possono essere diverse: ragioni culturali, tipicità di genere, competenze… Sicuramente il fattore culturale è ancora determinante: soffriamo di stereotipi che, anche inconsapevolmente, trasferiamo ai figli fin da piccoli. Ma non è solo questo. E qui vorrei allargare la riflessione a tutti, donne e uomini: ci sono ancora troppe competenze, soprattutto quelle nuove, sulle quali non si investe abbastanza. Ed è paradossale che, in un paese come il nostro dove il tasso di disoccupazione è alto, ci sia nel digitale un gap consistente tra domanda e offerta di lavoro. Aggiungerei un altro tema sul tavolo della discussione. L’ultimo rapporto internazionale di Mastercard dedicato alle donne imprenditrici segnala come nei paesi del mondo dove vengono promosse azioni governative o di network associativi a supporto dell’imprenditorialità, la performance economica del paese migliora.

La potenzialità economica inespressa

Sappiamo invece che in Italia il tasso di occupazione femminile è abbastanza basso rispetto a quello maschile…

È così purtroppo ed è una potenzialità economica inespressa. Da noi l’occupazione delle donne è ferma al 56% contro il 79% della Francia e il 76% della Germania. Oggi uomini e donne, rispetto al passato, sembrano avere le stesse opportunità nel mondo del lavoro. Ma l’impostazione è ancora molto impregnata del modello maschile. Sono proprio le regole del mondo del lavoro ad impedire un accesso paritario. Ed è in questa fase del percorso che le disparità riemergono nette e si mantengono e acuiscono nel tempo quando entrano in gioco altre questioni come, per esempio, la conciliazione della famiglia.  Aggiungerei che, come è risaputo, gli uomini guadagnano di più. Anche a parità di competenza. Se non correggiamo presto questo trend sarà tutto più complicato.

La parità di genere passa anche attraverso l’alfabetizzazione finanziaria delle donne…

Certo che sì. Attraverso la capacità di gestione delle proprie finanze per l’ottenimento di una parità o di una indipendenza economica e attraverso le competenze finanziarie che, se non sono le sole, sono sicuramente le più utili per raggiungere profili di carriera direttivi come quello di amministratore delegato. E questo ci porta dritti al tema della presenza di amministratori delegati donna. Un solo esempio: nelle aziende quotate, i Ceo donna rappresentano l’8% del totale. E non mi si obietti che le donne non esprimono capacità per questo profilo o non sono interessate. Dietro c’è molto di più.

La legge sulle quote rosa ha cambiato qualcosa?

Guardi, se ragiono in termini di principio, anch’io considero sbagliata questa legge. Perché non deve mai contare il genere ma la competenza. È però indiscutibile che da quando è stata introdotta, la presenza delle donne nei Cda aziendali è aumentata in maniera significativa. E allora la domanda è solo una: in assenza della legge avremo raggiunto oggi gli stessi risultati oppure è la legge che ha permesso questa accelerazione?

 

Il programma di “Finance4Women”

Sei incontri online, gratuiti a gennaio e febbraio 2021

13 gennaio 2021 – Principi di finanza base: bilancio, conto economico, rendiconto finanziario

20 gennaio 2021 – Finanza e digitale: fintech, trading, investimenti e pagamenti

27 gennaio 2021 – Startup: quale tipo di società

3 febbraio 2021 – SWOT Analysis e passaggio generazionale delle imprese familiari

10 febbraio 2021 – Business Plan e finanza di impresa

17 febbraio 2021 – Credito alle PMI e moratoria crediti

Info e iscrizioni su www.gltfoundation.com/donne-al-quadrato

Carla De Meo (Treviso, 1966), giornalista professionista. Ha lavorato al Gazzettino, Antenna Tre e nel sistema camerale del Veneto.

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