Giacomo, 25 anni, Basilica di Superga

Lo stupore per una recentissima, affascinante scoperta

Noio vulevon savuar #4

Giacomo Rosso e la Basilica di Superga
30Mag '19

Giacomo, 25 anni, Basilica di Superga

Giacomo Rosso ha 25 anni. Per lui il top è la Basilica di Superga, sua recentissima scoperta. È nato e cresciuto a Cavallermaggiore, nel Cuneese. Torino la conosce bene. Qui ha studiato ingegneria laureandosi nel 2017 e durante il periodo dell’università ha girato in lungo e largo la città: a piedi, in bici, su bus e tram.

Superga, una sorpresa

Eppure, fino a pochi giorni fa, però, non aveva mai visitato la collina di Superga. «Mi sono ripromesso più volte di andare, poi per mille motivi ho sempre rimandato. La Basilica l’ho sempre osservata da lontano, dai Murazzi quando non c’è foschia si vede benissimo, anche se da quassù e tutta un’altra cosa. La vista è spettacolare, ma mi interessava soprattutto visitare il luogo in cui è avvenuto l’incidente aereo. La mia squadra del cuore è l’Inter, ma la storia del Grande Torino è una leggenda immortale che mi ha sempre affascinato».

Superga mozzafiato

Oltre che per godere del panorama mozzafiato di Torino e delle Alpi, chi raggiunge la vetta della collina di Superga lo fa essenzialmente per due motivi. Il primo è religioso. Prevede una visita alla Basilica voluta dal re Vittorio Amedeo II, in segno di gratitudine verso la Vergine Maria che aveva guidato le armate piemontesi alla vittoria contro gli invasori francesi. I lavori cominciarono nel 1717 e terminarono nel 1731. Il colle fu abbassato, a colpi di piccone, di ben 40 metri, così da creare il basamento sul quale erigere la nuova chiesa. Nei sotterranei dell’edificio sono ospitate le tombe reali della famiglia Savoia mentre sul retro è presente un convento, abitato fino al 2015 dai frati dell’Ordine dei Servi di Maria. Da qui è possibile accedere agli appartamenti reali, che i Savoia utilizzavano in occasione delle visite alla Basilica.

Superga e il Grande Torino

Il secondo motivo che spinge ogni anno migliaia di persone a visitare Superga ha a che fare con il calcio, con una delle pagine più tristi della storia dello sport mondiale. Il 4 maggio 1949 l’aereo che trasportava l’intera squadra del Torino, dirigenti e tre giornalisti di ritorno da Lisbona, si schiantò contro il terrapieno della Basilica mettendo fine all’epopea di quello che ancora oggi è ricordato come il “Grande Torino”. Era una delle squadre più forti di tutti i tempi, capace di vincere cinque scudetti consecutivi e “prestare”, due anni prima della sciagura, dieci giocatori su undici alla Nazionale italiana guidata da Vittorio Pozzo.

Da allora il 4 maggio è una data sacra per i tifosi granata, che raggiungo la collina e omaggiano i loro eroi. Quel giorno, però, oltre a capitan Mazzola e compagni, dirigenti e giornalisti, scomparvero per sempre i membri dell’equipaggio, fra cui il pilota Pierluigi Meroni, quasi omonimo di Luigi, la “Farfalla Granata” che morirà diciotto anni dopo in un tragico incidente stradale. Il pilota Meroni per anni fu accusato da alcuni di aver commesso un errore di manovra. Da altri venne incolpato di aver deciso, nonostante le avverse condizioni meteo, di continuare il viaggio verso Torino anziché virare in direzione Milano. Soltanto di recente, grazie a nuove indagini, è stato scoperto che quel pomeriggio a causare la tragedia fu probabilmente un guasto dell’altimetro.

In effetti Meroni, insignito di una medaglia d’argento durante la seconda guerra mondiale, era un pilota esperto, un talento dell’aria. Qualche giorno dopo avrebbe compiuto 34 anni e nella sua casa milanese di via Carpi lo attendevano per festeggiare la moglie e i due figlioletti. Settant’anni dopo è giusto lasciare un fiore anche per lui a Superga.

Marco Panzarella (Palermo, 1981), è arrivato a Torino per terminare gli studi universitari in Scienze della Comunicazione.  Giornalista professionista, scrive da sempre. All’inizio di sport, sua grande passione, poi un po’ di televisione e quindi la cronaca: bianca, nera e giudiziaria per l’agenzia stampa Agi. Si definisce un “freelance felice”: fra le sue collaborazioni anche Il Sole 24 Ore, Radio 24, Cose di Casa e Torino Oggi. Fa parte del network di Spazi Inclusi.

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