Stefano, 30 anni, Museo Egizio

Da Putignano a Torino affascinato dalle Piramidi e specializzando in anestesia

Noio vulevon savuar #3

Stefano Balzano davanti al Museo Egizio di Torino
22Mag '19

Stefano, 30 anni, Museo Egizio

Stefano Balzano ha 30 anni, è nato a Putignano e cresciuto a Brindisi, in Puglia. Ama il Museo Egizio di Torino. Sotto la Mole ha studiato medicina e oggi frequenta la specialistica in anestesia. In questi anni ha imparato a conoscere la città, sia di giorno che di notte, cercando sempre di coglierne l’essenza. Non a caso, dopo aver vissuto in un appartamento nel quartiere Barriera di Milano, dove i residenti stranieri sono migliaia, ha deciso di trasferirsi in un alloggio nel cuore di San Salvario. Perché può vivere in un altro presidio multiculturale della città, a due passi dalla Sinagoga di via San Pio V.

Il Museo Egizio di Torino e il suo fascino

«Con Torino ho un rapporto speciale – racconta Stefano – chi arriva dal sud è nostalgico, sogna il mare, immagina il cielo blu, ricorda i piatti che preparano la mamma. Poi però, lentamente, Torino ti entra nel cuore. Forse perché è una città discreta, che nonostante i cambiamenti è rimasta un po’ operaia, a volte malinconica». Fra i tanti luoghi che fanno di Torino una città splendida, Stefano ha scelto senza indugi il Museo Egizio. «Sapere che a due passi da casa c’è il più grande allestimento di antichità egizie al mondo dopo quello del Cairo è incredibile. Fin da bambino quel popolo mi ha affascinato, con tutti i suoi enigmi, le piramidi, il culto dei morti. Ho visitato il museo da solo e con amici pugliesi. Di recente sono tornato per vedere il nuovo allestimento e l’ho trovato ancora più bello. Una tappa obbligata per chi passa da Torino».

Il Museo Egizio e un po’ di orgoglio

Il Museo Egizio è proprio così, motivo d’orgoglio per una città che con la magia e il mistero ha sempre avuto un rapporto speciale. E non sorprende che ogni anno circa 1 milione di persone decidano di mettersi in coda per visitarlo, rimanendo incantati davanti alle mummie, ai papiri e ai sarcofaghi che, nonostante siano trascorsi millenni, appaiono in tutta la loro originaria bellezza.

Il merito è di Vitaliano Donati, un egittologo padovano. A metà Settecento rinvenne alcuni reperti in Egitto e li inviò a Torino. Fu quello il primo tassello di una collezione che negli anni successivi diventerà colossale. Già nel corso dell’Ottocento, durante l’occupazione francese nelle terre del Nilo, collezionare antichità egizie rappresentava una vera e propria moda. Il piemontese Bernardino Drovetti, console di Francia in Egitto, fece arrivare altri pezzi unici che, anni dopo, furono acquistati dal re Carlo Felice, che nel 1824 decise di far nascere a Torino il primo museo del mondo di antichità egizie. L’edificio che lo ospita è il “Collegio dei Nobili” in via Accademia delle Scienze, costruito nel 1679.

L’Egizio di Torino tra i cinquanta migliori musei del mondo

Nei primi vent’anni del Novecento la collezione si arricchì di altri reperti, con lo stesso Museo che decise di finanziare alcune campagne di scavo. A condurre le spedizioni fu Ernesto Schiaparelli, professore di Storia antica e direttore del Museo dal 1894 al 1928, anno della sua morte. Inserito dal Times tra i cinquanta migliori musei del mondo, l’Egizio è stato oggetti di importanti lavori di ristrutturazione e dal 2015 si mostra ai visitatori in una veste rinnovata, con spazi espositivi articolati su cinque piani e impianti di ultima generazione. Dal 28 aprile 2014 a dirigere il Museo è Christian Greco, che ha raccolto risultati eccellenti sotto tutti i punti di vista, non ultimo quello sulle presenze, che dal 2006, anno dei Giochi invernali, sono quasi raddoppiate.

Marco Panzarella (Palermo, 1981), è arrivato a Torino per terminare gli studi universitari in Scienze della Comunicazione.  Giornalista professionista, scrive da sempre. All’inizio di sport, sua grande passione, poi un po’ di televisione e quindi la cronaca: bianca, nera e giudiziaria per l’agenzia stampa Agi. Si definisce un “freelance felice”: fra le sue collaborazioni anche Il Sole 24 Ore, Radio 24, Cose di Casa e Torino Oggi. Fa parte del network di Spazi Inclusi.

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