Arianna, Renato e il videogioco per non vedenti

Con Futurabile un sogno che diventa realtà: a luglio il lancio del prodotto

Alla School of Entrepreneurship and Innovation di Torino hanno seguito uno dei moduli incentrati sullo sviluppo delle idee di startup

17Mag '19

Arianna, Renato e il videogioco per non vedenti

Arianna e Renato, dal sogno alla realtà. Arianna Ortelli e Renato Pannella il 19 novembre scorso, erano saliti sul palco dell’Astra, a Torino. Avevano raccontato il loro sogno nel cassetto, la loro voglia di essere abili, di non nascondersi dietro un facile alibi e di scommettere su se stessi. Era la sera in cui nasceva il progetto «Futurabile» dei giovani imprenditori torinesi.

Arianna e Renato alla School of Entrepreneurship and Innovation

Sei mesi dopo, i sogni di Arianna, che ha 23 anni e di Renato, che ne ha 25, hanno lasciato il cassetto e sono diventati impresa. Li incontriamo nella nuova, super tecnologica sede della Fondazione Agnelli, in via Giacosa, a Torino. Non è un caso. Qui c’è la sede della Sei, School of Entrepreneurship and Innovation, la scuola di imprenditorialità dove le abilità di Arianna e Renato hanno preso forma durante uno dei moduli incentrati sullo sviluppo delle idee di startup.

«È stata un’occasione per noi importante quella rappresentata da Futurabile», raccontano. «Anche perché il confronto tra generazioni, quando si parla di impresa, non è scontato. Da una parte noi giovani sognatori, dall’altra i giovani che in qualche modo già ce l’hanno fatta. La prova che le abilità, se inserite in un contesto in grado di farle maturare, sconfiggono qualunque alibi».

Arianna e il team di NOVIS

Arianna Ortelli è nel team che ha dato vita a NOVIS, il primo videogioco per non vedenti. Il lancio è previsto per l’estate 2019. Renato Pannella, è il presidente di SEIplus, un’associazione di giovani torinesi appassionati di tecnologia e innovazione: sta per lanciare la prima edizione dell’Italian Tech Weekend, che dal 29 al 30 giugno vedrà 250 ragazzi costruire una start up in sole 48 ore.  Un esperimento di creatività imprenditoriale mai tentato prima in Italia.

Nessun alibi, soltanto abilità

Per loro, quindi, niente alibi. «Sì ma non è così semplice – spiegano -. Sono tanti i nostri coetanei che ancora oggi mirano a laurearsi nel più breve tempo possibile per poi cercare un posto in qualche grande azienda affermata a livello internazionale». Sono i residui culturali del “posto fisso” delle generazioni degli Anni Sessanta e Settanta? «In un certo senso sì, ma c’è anche un contesto che oggettivamente non è propositivo, che non ti spinge a scommettere su te stesso e sulla tua idea – confessano –  Noi stessi in famiglia non raccogliamo così vasti consensi. Se per concentrarti sulla tua idea imprenditoriale salti una sessione d’esame, per molti, stai solo perdendo tempo».

Responsabilità e rischio, ma anche soddisfazione e realizzazione personale.

Nella vicenda di Arianna e Renato c’è tutta la voglia di essere Futurabili.

È la convinzione di vincere la paura di affrontare un’impresa. «Se noi di SEIplus esistiamo – precisa Renato – è perché il contesto non è propositivo, e non favorisce la nascita di start up innovative. Ecco che allora fare rete, connettere, far conoscere e lavorare insieme coloro che hanno idee e voglia di svilupparle è determinante».

«E poi diciamolo, è paradossale vedere che una persona di 20 anni abbia già voglia di certezze – su questo Arianna è netta – Viviamo in un mondo nel quale domina l’incertezza, meglio affrontare la situazione e reagire».

Anche il fallimento è funzionale

Renato conferma e aggiunge: « I miei coetanei pro-attivi sono meno del 10%. Voglio dire: su 100 venticinquenni, meno di 10 hanno voglia di costruire qualcosa che nasca da una propria idea». Possibile? Sì. «Per molti la paura di fallire è più forte della voglia di rischiare – concordano –, ma il nostro obiettivo è proprio quello di dimostrare che fare impresa in Italia non è impossibile e che anche il fallimento è funzionale al percorso di crescita professionale, in modo che sempre più ragazzi abbiano voglia di lanciarsi nel realizzare le proprie idee».

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