A proposito di risurrezione (e ATP Finals)

A Torino manca un guizzo per guardare avanti e raccogliere il desiderio di tanti

Un appello ai decisori pubblici e privati: via gli alibi. E poi: visione, scelte e corresponsabilità

A proposito di risurrezione
23Apr '19

A proposito di risurrezione (e ATP Finals)

A molti di noi  – per convinzione o per convenzione – è senz’altro capitato di partecipare a una liturgia cattolica di risurrezione. Pasqua, ci ricordano i sociologi, è un rito di passaggio. Una di  quelle volte che si mette il naso in chiesa perché tutti ci vanno, come a Natale. Per chi ci crede, è una buona notizia: centrale, motivazionale. Eppure, e mi è successo ancora una volta oggi, il celebrante sembra più triste della famiglia Addams (e non ha citato neppure la carneficina in Sri-Lanka). Biascica distratto alcune parole di circostanza, sembra una sepoltura: tutto è sciatto e stonato, persino i canti. Non succede ovunque, ma succede spesso. Mi è venuta in mente Torino.

A proposito di risurrezione e di Torino

Della nostra città si parla sempre più spesso in termini di riscatto, di risurrezione. Ma lo si fa come quel pretone. Per carità, magari animato dalle più sante intenzioni; eppure, in maniera assolutamente non convincente. Direi: pare andare avanti per noia, per stanca routine. È questo il problema che viviamo sotto la Mole. A Torino manca un guizzo. Le parole dicono una cosa, i neuroni specchio (ovvero i volti) il contrario. Casta sacerdotale da un lato, classe dirigente dall’altra: drammaticamente inadeguate entrambe, salvo eccezioni. Serve una sveglia robusta, sennò finiamo nelle sabbie mobili. S’invecchia e non c’è futuro senza idee, visione, entusiasmo.

Torino e la risurrezione di Parigi

L'incendio della cattedrale di Notre Dâme

Il sentiment provato per il rogo di Notre-Dâme dei giorni scorsi a Parigi è stato accomunato a quello vissuto nella notte tra l’11 e il 12 aprile 1997, con l’incendio alla cappella del Guarini e la Sindone salvata per miracolo. È vero, c’è una liaison, anche se non vi vedrei cupi presagi sull’Europa assediata dal feroce saladino. Il collegamento sta nell’idea forte di un simbolo nel quale ci si riconosce, indipendentemente dalla fede che si professa o che non si ha. Torino, la china dalle fiamme del 1997 l’ha risalita, volete che non riesca la Ville Lumière?

Il desiderio di fare di più, per Torino, c’è. Depurate dalle posizioni ideologiche e preconcette, basta guardare le piazze di questi ultimi mesi (sì Tav, no Tav, con Greta per difendere il clima). Esistono idee e progetti (da Torino Social Impact all’innovazione tecnologica, dalla rete di Università e Politecnico ai saperi della manifattura), possibilità ancora aperte o altre da inventare. E poi – detto con molta umiltà – guardate anche in pochi mesi le testimonianza e le storie raccolte su questo blog: giovani e anziani, italiani e stranieri, che amano cocciutamente le loro radici, anche se sono a New York o a Boston.

La politica decida

Siamo immersi fino al collo nella campagna elettorale, un periodo orrendo (visti gli ultimi trascorsi), ma potenzialmente interessante per capire se qualcosa si affaccia all’orizzonte che non sia livore, ignoranza, litigiosità. Abbiamo bisogno – per l’economia, per il futuro dei nostri ragazzi – di politici che non siano celebranti più tristi della famiglia Addams. Devono avere a cuore il bene comune ed essere convincenti. Soprattutto, debbono scegliere: la politica è anche e soprattutto questo (tutt’altro, intendiamoci, che il decisionismo del Ventennio…). È scelta, è visione la politica. Avere a cuore il bene comune, per esempio, significa non distribuire i fondi pubblici a pioggia oppure ripartiti secondo il Cencelli del consenso. Questa politica non ha visione e non decide (vale per tutte le casacche, ovviamente).

E dunque?

Molto bene la notizia delle ATP Finals del Tennis Mondiale assegnate a Torino.

Che sia un inizio, un rilancio, un’occasione per ritrovare il guizzo giusto.

Pasqua vuol dire passaggio. Auspicabile, pertanto, che sia così anche per Torino: un guado, un attraversamento in vista di una risurrezione. Un po’ di entusiasmo lo si respirerà il prossimo 16 maggio al Palazzo a Vela, durante Futurabile. Sarà un’assemblea del Gruppo giovani imprenditori di Torino diversa dai soliti cliché, moderna (in stile Ted), con tanti studenti e ragazzi. Un richiamo alla corresponsabilità di tutti per migliorare questa città. Vedremo chi si costruirà degli alibi per non esserci o per non rispondere con senso civico mettendo a disposizione le proprie abilità.

Francesco Antonioli (Torino, 1963), è giornalista professionista. Ha lavorato per varie testate, dall’Ansa all’Avvenire, da Raidue al Sole 24 Ore (in caporedazione centrale fino al marzo 2018). Adesso è da Torino contributor sui temi economici per Repubblica. Scrive per Torino Sette (La Stampa) e L’indice dei libri del mese. Autore Piemme-Mondadori (tra i suoi ultimi libri “Italia Felix. Uscire dalla crisi e tornare a sorridere”, una conversazione con Andrea Illy, Piemme 2018), è presidente di Spazi Inclusi e project leader di “Futurabile”.

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