Lucia, 31 anni, Toret

Da Genova a Torino per bere alle sue straordinarie fontanelle

Noio vulevon savuar #2

Lucia Idda ha in mano un toret in miniatura Futurabile
18Apr '19

Lucia, 31 anni, Toret

Lucia Idda ha 31 anni. Eccola in via Stampatori, a due passi da via Garibaldi, nel cuore del Quadrilatero romano. Ci sono due Toret verdi. che da circa un secolo si guardano in faccia, giorno e notte, con il sole e con la pioggia. Sempre immobili, come quel gioco che si fa da bambini: perde chi si muove per primo.

Lucia, genovese doc, ama passeggiare per Torino e osservare quelle due creature che si contemplano senza battere ciglio. Poi si avvicina alla bocca di uno, quasi volesse baciarlo. «È una delle acque più buone che abbia mai bevuto», dice soddisfatta dopo un lungo sorso rigeneratore.

Lucia Idda, i due Toret

Non avrà la maestosità della Mole Antonelliana o della Basilica di Superga e neppure il fascino misterioso del Museo Egizio. Ma il Toret (con la o che si pronuncia u, quindi si legge “turet”), la celebre fontanella di ghisa con la testa di toro prodotta dalla Fonderia Pinerolese, è a tutti gli effetti uno dei simboli più amati di Torino. In città se ne contano circa 800, dislocati nelle piazze, nei giardini pubblici, in prossimità dei mercati, un po’ ovunque. E guai a toccarli, magari sostituendo il verde caratteristico con un altro colore: i torinesi non approverebbero mai.

I primi Toret a metà Ottocento

Secondo alcune fonti storiche, i primi Toret risalirebbero alla metà dell’Ottocento, quando l’Italia non era ancora unita. L’acqua che sgorga ininterrottamente in origine proveniva dall’acquedotto di Pian della Mussa. È la ragione per cui molte persone, soprattutto anziani, fino agli inizi del Duemila riempivano decine di bottiglie alla fontanella di piazza Rivoli. Convinti che quell’acqua “buonissima” provenisse ancora dalle Valli di Lanzo.

I Toret di via Stampatori a Torino

Come però ha spiegato la Smat, società che gestisce il servizio idrico cittadino, oggi i Toret sono alimentati dall’acquedotto civico, che mischia l’acqua delle falde sotterranee a quella del fiume Po, opportunamente purificata.

I torinesi e l’associazione «I love Turet»

I torinesi sono gelosissimi delle proprie fontanelle, apprezzate soprattutto nei mesi estivi, quando un sorso d’acqua è un toccasana senza prezzo (in tutti i sensi) contro la calura. Da qualche anno, grazie all’associazione «I Love Toret», è possibile per chiunque adottare gratuitamente una fontanella, un modo intelligente per prendersene cura, controllando periodicamente lo stato di salute e il corretto funzionamento.

Per i più affezionati, infine, esiste la possibilità di rivolgersi a fonderie specializzate. A poco più di mille euro si può acquistare un Toret simile all’originale. Da piazzare in cortile o in giardino, così da averlo sempre a portata di bocca.

Marco Panzarella (Palermo, 1981), è arrivato a Torino per terminare gli studi universitari in Scienze della Comunicazione.  Giornalista professionista, scrive da sempre. All’inizio di sport, sua grande passione, poi un po’ di televisione e quindi la cronaca: bianca, nera e giudiziaria per l’agenzia stampa Agi. Si definisce un “freelance felice”: fra le sue collaborazioni anche Il Sole 24 Ore, Radio 24, Cose di Casa e Torino Oggi. Fa parte del network di Spazi Inclusi.

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