Torino si prepara a essere capitale del cinema

L'appuntamento nel 2020 in occasione dei vent'anni della Film Commission

Il direttore Paolo Manera: la città ha identità di laboratorio. Solo nel 2018 sostenute 117 produzioni

Torino capitale del cinema: l'interno del Museo dentro la Mole Antonelliana
12Apr '19

Torino si prepara a essere capitale del cinema

Torino allestisce il set. Sarà capitale del cinema nel 2020. Dopo gli antichi fasti di inizio Novecento, il capoluogo subalpino continua a essere una città dove la settima arte è di casa. Paolo Manera, direttore della Film Commission Torino Piemonte, ne è sicuro. La Fondazione è stata voluta vent’anni fa da Regione Piemonte e Città di Torino. Obiettivo: promuovere il territorio attraverso le produzioni cinematografiche e televisive, sostenendo lo sviluppo e la crescita dell’industria del cinema e dell’audiovisivo sul territorio.

Torino capitale del cinema

L’industria cinematografica è una buona carta per Torino? I numeri danno ragione a Paolo Manera.  Nel corso del 2018 la Film Commission piemontese ha sostenuto 117 produzioni, con grande varietà di generi e prodotti.

12 lungometraggi per il cinema; 9 serie televisive; 15 cortometraggi (di cui 3 attraverso lo Short Film Fund); 35 documentari (di cui 18 attraverso il bando di giugno 2018 del Piemonte Doc Film Fund), 46 produzioni tra spot pubblicitari (24), trasmissioni tv (10), servizi fotografici (4), filmati istituzionali (4) e videoclip musicali (4).

Cifre notevoli, se si pensa che dal 2000, anno di fondazione, a oggi, sono state più di mille le produzioni sostenute.

Paolo Manera Film Commission

Paolo Manera sfoglia carte e appunti nel suo ufficio all’interno della sede della Film Commission Torino Piemonte di via Cagliari:

«Torino è stata la capitale del cinema italiano negli anni del cinema muto.  Qui c’era la più alta concentrazione di teatri di posa, case di produzione e manodopera specializzata d’Italia. E una delle più alte a livello mondiale».

Poi è nata Cinecittà. In pochi anni anche la televisione è cresciuta con autorevolezza. Roma ha consolidato l’immagine di città del cinema, grazie ai suoi festival di settore, ai grandi teatri di posa, al Ministero e alla Tv di Stato. E Milano ha costruito il polo della tv commerciale, della moda, del design e della musica: un’immagine che prima non aveva.

Torino e la nuova identità del cinema

«Torino – incalza Manera –  è stata capace di darsi un’identità nuova. Questa è la città dove il cinema viene restaurato e conservato, dove c’è un Museo del Cinema tra i più suggestivi al mondo (650 mila visitatori nel solo 2018 ndr). È la città dei primi corsi di cinema all’Università, del cinema indipendente, sperimentale, sociale, industriale, ma anche del cinema di animazione, del documentario d’autore, dei giovani talenti. Torino, di fatto, è uno dei tre distretti dell’industria cinematografica italiana, con Roma e Milano. E con un’identità molto forte di laboratorio».

Solo tra capoluogo e area metropolitana, la Film Commission censisce 126 case di produzione, 910 professionisti del settore e 157 società di servizi per il cinema (dall’editing al make up).

«Il 2018, per il cinema piemontese, è stato un anno importante per i numeri che testimoniano l’attività svolta – precisa Manera – ma anche perché per la prima volta la Regione ha considerato il cinema e tutto il comparto audiovisivo tra le attività produttive alle quali destinare i fondi europei. Fondi che vengono erogati sul triennio 2018-2020».

La novità e le fragilità del comparto

Per la prima volta il settore viene riconosciuto dal mondo produttivo. Non è una novità da poco, ma soprattutto ha a disposizione un fondo di durata triennale, che consente anche alle produzioni più complesse di poter pianificare un lavoro a medio termine.

Rimane il tema di come misurare con maggior precisione il peso del comparto audiovisivo piemontese in termini di fatturato. Molti centri di produzione sono piccoli, altre volte piccolissimi, e i numeri sono di difficile leggibilità.

«È così – concorda Manera –. Siamo lieti che stiano per partire studi di settore per misurare con maggiore precisione la realtà del comparto in termini di valore economico. Per noi è fondamentale stringere alleanze più forti con il mondo dell’impresa, e il successo di un’iniziativa come Torino Film Industry va in quella direzione. Abbiamo bisogno di crescere ancora e farci riconoscere dalla imprese come un mondo costituito a nostra volta da imprese».

Nel 2020, per un anno, Torino sarà Città Capitale del cinema italiano.

Non è un caso, il Museo del Cinema che ha sede dentro la Mole Antonelliana compie vent’anni, così come la Film Commission. È un appuntamento importante per dare ancora più futuro all’industria del cinema piemontese. Di certo, a Torino, la settima arte all’officina del cinema di via Cagliari non si faranno cogliere impreparati.

Sante Altizio (Torino, 1966), è nello staff  di Spazi Inclusi e nella redazione di Futurabile. Autore, videomaker, regista, ha curato la produzione di molti documentari all’estero. Ha frequentato la Facoltà di Lettere all’Università di Torino e la Scuola Holden. Sua la firma di cartoni animati, format tv e web doc. E, non ultima, l’idea di una esperienza di promozione dell’editoria indipendente chiamata «Bookpostino» e diffusa a Torino, Novara e Rimini.

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