Grazie a Ikea Torino sarà come Parigi e Londra?

La trasformazione urbana sempre più trainata dal mercato

Il caso Porta Susa: Vastint, società immobiliare di Ikea, ha acquisito la ex stazione ferroviaria per farne un hotel moxy

26Mar '19

Grazie a Ikea Torino sarà come Parigi e Londra?

Ikea aiuterà Torino a rimontare i suoi pezzi? Vedremo presto realizzarsi soluzioni adottate in altre metropoli europee? Non sempre la trasformazione di un’area urbana è un processo che parte dall’alto. A volte, la riqualificazione di spazi nel tessuto costruito discende dalla strategia di gruppi imprenditoriali italiani o addirittura internazionali. E dunque, che cosa potrebbe accadere prossimamente sotto la Mole?

Ikea: il Po dopo la Senna 

A Parigi, nel cuore pulsante della capitale e con una vista che «sarà impareggiabile» sulla chiesa della Madeleine, il nuovo punto di incontro «dei parigini e per i parigini» sarà firmato da Ikea. Inaugurazione prevista: il prossimo 6 maggio. Il centro commerciale si sveste dei soliti panni (mega parcheggio, capannoni per il ritiro mobili e l’imponente presenza blu e gialla del prefabbricato) per diventare un atelier, centro incontri e luogo di socialità.

Ikea: il modello Tamigi

A Londra sarà invece un’installazione a spingere l’agricoltura urbana in città. Due piani al Royal Horticultural Society Flower Show di Chelsea per il grande evento annuale in programma a maggio 2019 in collaborazione con il designer Tom Dixon. Si parte dal presupposto che «il cibo è la chiave per l’umanità e il design può supportare soluzioni migliori. Perché sarà il giardinaggio a salvare il mondo».

Pop-up store e autoconsumo di energia

A Roma (e non solo) la sperimentazione sono i pop-up store: una serie di «temporary shop», la cui vita dipende dalla risposta della clientela, pensati per essere «smart, digitali, accessibili e formato urbano». Ma non basta. Il colosso svedese a inizio 2019 ha lanciato una propria linea di prodotti destinata all’autoconsumo di energia formato “famiglia”. Con circa 8.500 euro sarà possibile installare in casa (ben inteso, non si parla di condominio) pannelli fotovoltaici completi di batterie per lo storage dell’elettricità prodotta in eccesso. 

Il traino del mercato

Mentre le città “prendono tempo” per riflettere sul futuro delle proprie trasformazioni urbanistiche, le trasformazioni avvengono. A trainarle è il mercato. Il gigante del retail svedese, affrontando a sua volta la crisi complessiva innescata dagli aumenti degli acquisiti “digitali” e via web, cambia strategie di marketing e traina così anche il restyling di porzioni di territorio. Secondo dinamiche che non sono più “pianificate dall’alto”, come accadeva un tempo con i piani regolatori delle città, ma che si sviluppano dal basso. Inarrestabili: perché seguono le regole della risposta a una domanda in espansione.

Torino. Piazza XVIII Dicembre

La vecchia stazione di Torino Porta Susa acquistata da Ikea
L’Ikea (più precisamente la sua società immobiliare Vastint) ha acquisito da ferrovie l’ex stazione ferroviaria di Porta Susa per trasformarla in un hotel Moxy, ovvero in un albergo-boutique dedicato agli under 40, con prezzi abbordabili, stile e design. Il format è già consolidato nel mondo (dagli Usa all’Europa all’Asia) e vede come partner del gruppo svedese la catena Marriot. In Italia esistono già due moxy hotel: uno a Linate e uno a Malpensa. Sono stati realizzati con un’innovativa sistema prefabbricato e modulare in legno (tecnologico sotto gli aspetti delle prestazioni sia termiche che acustiche) dall’azienda WoodBeton, famosa in Italia per aver messo la firma sul Albero della Vita di Expo.

L’hotel Moxy di Ikea sarà una delle trasformazioni che riuscirà a cambiare “faccia” a uno dei punti più critici di Torino? 

In molti se lo chiedono. C’è attesa per avere maggiori dettagli sul progetto che, guardando agli altri sviluppi e alle altre città, dovrebbe avere tempi e modalità smart (così come l’offerta che propone). Un tempo l’edificio ospitava le biglietterie e i servizi delle ferrovie. È stata una delle prime stazioni nell’Italia pre-unitaria: risale al 1858 ed era sede della Torino-Novara.
A cambiare il volto ci aveva già provato qualche anno fa anche Mercato Metropolitano, in forza di una convenzione fra Città di Torino, Ferrovie dello Stato e Rfi.  Nel vecchio fabbricato passeggeri erano atterrate cucine e bistrot, corner che proponevano cibi differenti a prezzi tarati più sul portafoglio milanese che su quello di  Torino. L’esperimento – interessante – di riuso temporaneo dello spazio all’epoca si era incagliato anche sulle norme che vincolavano la destinazione d’uso dell’immobile. Così come i bar della stazione, il punto di incontro doveva tirare giù le serrande al massimo dopo l’ora dell’aperitivo, in uno dei punti potenziali per la nascita di una “movida” in un luogo che, tutto sommato, non ha una vera densità residenziale.
Ora la proprietà del bene immobile è passata di mano. Torino attende. Quale futuro sarà per Porta Susa? Una scommessa che porterà necessariamente al confronto (e a un possibile innesto) fra livello globale e locale.
Maria Chiara Voci (Torino 1973) giornalista professionista, da 15 anni si occupa di edilizia, architettura e urbanistica, energia, trasporti, casa e condominio. Appassionata (e affascinata) dall’evoluzione del settore e dalle opportunità di crescita e sviluppo della filiera, dal 2004 collabora con Il Sole 24 Ore e in particolare con le testate dedicate alla casa e alle infrastrutture. Nel 2013 ha fondato a Torino il service giornalistico Spazi Inclusi, che raggruppa in network un team di colleghi e professionisti della comunicazione e sviluppa contenuti multimediali per l’editoria.

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