Gianluca Di Frischia, Polizia di Stato

Ha 35 anni, è abruzzese ed è avvocato. Ma nel 2014 ha scelto le orme del padre. Ora lavora in Questura. E spiega perché ama il suo lavoro e la città della Mole.

Torino indivisa #2

Gianluca Di Frischia Polizia di Stato Futurabile
21Mar '19

Gianluca Di Frischia, Polizia di Stato

Gianluca Di Frischia ha 35 anni. Quando ha un po’ di tempo libero indossa casco, giubbotto in pelle e salta sulla sua Harley Davidson, un modello che gli harleysti sfegatati hanno scomunicato per via di una linea che “rompe” con la tradizione. Gianluca apre il gas e si allontana dalla città, fino a quando l’unico rumore percepito è quello del vento.

La storia di questo ragazzo di Francavilla al Mare, in Abruzzo, è una di quelle che vale la pena raccontare.

Gianluca Di Frischia, Polizia di Stato

Oggi Gianluca è un funzionario di polizia, lavora alla Questura di Torino ed è fiero di indossare la divisa, una sorta di seconda pelle. Davanti a se ha una carriera da funzionario, ma fino al 2014 la sua vita stava andando in un’altra direzione.

«Dopo il diploma mi sono iscritto a Giurisprudenza, sono sempre stato innamorato della giustizia. Terminati gli studi, ho sostenuto l’esame da avvocato e ho cominciato a esercitare occupandomi di diritto penale, civile e industriale».

Lavorava a Pescara, per uno studio che ha sedi anche a Milano e Roma, dove ha imparato molto.

Racconta Gianluca: «Presto, però, ha prevalso il mio carattere. Non volevo svolgere quel mestiere: a volte bisogna scendere a compromessi che non sono mai riuscito ad accettare. Così ho realizzato che era giunto il momento di passare dall’altra parte della barricata, anche perché nel frattempo avevo avuto modo di apprezzare l’operato della Polizia».

«Ho provato il concorso nel 2014 e sono riuscito a passarlo. Da allora è cominciata una seconda vita, mi sono ritrovato a ripercorrere le stesse orme di mio padre, che ha speso la sua vita in polizia. Nel mio caso, però, non è stato un colpo di fulmine. Ho avuto bisogno di tempo per capire che quella era la strada che volevo seguire».

Prima di arrivare in corso Vinzaglio, Gianluca ha lavorato in via Veglia, assegnato al reparto mobile. Nel frattempo, ha imparato a conoscere la città percorrendola a piedi e in sella alla sua inseparabile due ruote. «Potevo andare via da Torino, c’era questa possibilità, ma ho scelto di rimanere. È una grande città senza le problematiche della metropoli. Ho vissuto a Milano e Roma, ma non sono mai stato bene come a Torino, qui ogni stagione ha la sua storia. E poi è una città bellissima».

Nessun dubbio sul luogo preferito. «Da via Po, mi piace osservare piazza Vittorio, il ponte e la Gran Madre, con la collina alle spalle. È una splendida fotografia. Senza dimenticare i musei, il primo anno ne ho visitati molti».

«Il futuro è a Torino, non mi vedo altrove. Questa è un città che ti entra dentro, la gente è discreta e per me che non amo i luoghi affollati è un punto a favore».

Gianluca conclude: «Poi, un giorno, magari tornerò in Abruzzo, dopotutto quella è casa mia».

Marco Panzarella (Palermo, 1981), è arrivato a Torino per terminare gli studi universitari in Scienze della Comunicazione.  Giornalista professionista, scrive da sempre. All’inizio di sport, sua grande passione, poi un po’ di televisione e quindi la cronaca: bianca, nera e giudiziaria per l’agenzia stampa Agi. Si definisce un “freelance felice”: fra le sue collaborazioni anche Il Sole 24 Ore, Radio 24, Cose di Casa e Torino Oggi. Fa parte del network di Spazi Inclusi.

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