Il futuro e le macchine per pensare della letteratura

A Torino l'esperienza della Libera Università dell'Immaginario

Un laboratorio slow per gustare i saperi dei grandi classici. Ma in enoteca

Franco Pezzini Futurabile
18Mar '19

Il futuro e le macchine per pensare della letteratura

Per chi si occupi di immaginario, in particolare (ma non solo) in chiave letteraria e paraletteraria, il tema del futuro rischia di suscitare ai nostri giorni riflessioni un po’ amare.

È difficile parlare di futuro oggi

È come se conoscesse una eclissi la relativa forma verbale. Tra le tante declinazioni della crisi, non è un caso che spicchi anche quella della fantascienza – o, se preferiamo, della “narrativa di anticipazione”, dove il termine già la dice lunga.

Il futuro e lo sbarco sulla Luna

Per chi sia cresciuto negli anni Sessanta/Settanta come il sottoscritto, con lo sbarco dell’uomo sulla Luna e il sogno che, ammansita l’atomica, il domani dovesse essere ottimisticamente meglio dell’oggi, si tratta di un cambio colossale di paradigma. Parlando con i giovani troviamo oggi abbastanza diffuso (non mi sento di generalizzare, ma il problema è rilevante) il pragmatismo di chi si ripiega o comunque si attesta su un presente virtualmente eterno. Il futuro fatica a essere concepito, trovato interessante o addirittura espresso.

Il futuro vero, quello farlocco e il presente egoistico

I motivi possono essere tanti. Compreso il fatto che spesso il linguaggio politico ed economico parla di futuro per garantire in realtà solo un angusto ed egoistico presente. È un futuro farlocco, di facciata, che ha portato un danno enorme alla capacità di sperare delle giovani generazioni, infettandole di sfiducia e tatticismo individualistico. L’odierno fiorire nell’editoria per ragazzi di romanzi distopici (in larga parte fantasy travestiti) non vede affatto un discorso sul futuro, ma sul presente e le sue crisi, classicamente dell’adolescenza. Un presente che da un lato si ha la tensione a superare e, dall’altro, attrae per trovarvi la propria nicchia di successo.

Per carità, è comprensibile: guardiamo tutto questo senza moralismo o pessimismo cieco

Lamentarsi non serve. Occorre capire e portare in controtendenza segni efficaci, piccoli, ma che siano onesti. Del resto il presente ha le sue buone ragioni, come il passato e anche il futuro. L’importante è che ciascuno dei tempi stia al posto “giusto”. Condivido la riflessione di Alberto Riccadonna apparsa qui, nell’agorà di «Futurabile», sul senso del passato anche proprio per costruire un futuro.

futuro & macchine per pensare Futurabile

Siamo in un’epoca drogata dalla velocità

Se in una puntata di miniserie televisiva non succede dieci volte quant’era contenuto nella durata corrispettiva di uno dei vecchi sceneggiati, il pubblico trova il tutto “lento”. È un cambio di passo storicamente comprensibile, ma non è neutro e non è senza prezzo. E qui occorre tornare a sapienze antiche: «Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. / C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, / un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante», eccetera.

Nessuna profondità può essere raggiunta “in fretta” bruciando le stagioni

Non ci serve accelerare ulteriormente, ma imparare a cercare più in profondità. A cercare anzitutto chi siamo come esseri umani, in concreto e non a chiacchiere. Non per moda “Slow”,  ma perché ne abbiamo bisogno per quest’unico nostro passaggio sulla terra. E allora, forse, cercando, proveremo qualche vergogna di più, ma anche qualche gioia di più.

Non esistono ricette facili: diffidiamo di chi le ammannisce

Qualche ingrediente si può individuare a portata di mano: e anzitutto un regalarci dei tempi – regalarci, cioè con la riscoperta di un gratuito – e ripartire da ciò che ci è stato trasmesso. Come la letteratura, che ci offre degli strumenti importanti.

Non facciamoci ingannare dalla solita polemica sterile che contrappone una cultura letteraria (presuntamente vecchia, inutile) a una scientifica.

Si tratta di due aspetti fondamentali – entrambi – per un umanesimo sano. Entrambi, oggi, sacrificati a un’enfasi tecnologica che ha del divorante. Fondamentali entrambi per una profondità che va guadagnata a poco a poco, ruminata, strappata alla fretta.

A questo proposito, un’esperienza piccola piccola che sto portando avanti ormai da vari anni a Torino è quella della Libera Università dell’Immaginario. Si tratta di un centro studi nato nell’autunno 2012. In forma di incontri (conferenze, lezioni) e di prodotti derivati (libri, eventuali video) mi permette la condivisione dei risultati di una serie di ricerche su opere-chiave del nostro immaginario.

Spesso si sottovaluta l’immaginario, ma è il tessuto che sta alla base di qualunque comunicazione umana

L’immaginario sta alla base del controllo da parte di qualunque potere e anche della possibilità di resistervi. E in questo senso la letteratura ci offre straordinarie macchine per pensare. Anzitutto i grandi classici, e ricordiamo che proprio dai classici erano partiti per fronteggiare il fascismo intellettuali come Leone Ginzburg; ma anche per esempio quei testi di letteratura fantastica che possono a volte venire etichettati come “minori” e che in realtà permettono illuminanti incursioni in miti d’epoca.

L’amica Silvia Treves – scrittrice e insegnante di matematica, coordinatrice con il partner Massimo Citi dell’attivissimo giro culturale di LN | librinuovi  – dice che il fantastico è come un paio di occhiali che ci permette un tipo di messa a fuoco sulla realtà che altrimenti sfuggirebbe. Si tratta insomma, potremmo dire, di un linguaggio-laboratorio, una macchina per pensare. E in questo momento ce n’è un disperato bisogno.

Incontri gratuiti in enoteca

Quel che io propongo è molto semplice, cicli di incontri gratuiti, aperti, tenuti in un’enoteca: incontri di un’oretta. Dopo, chi vuole si ferma e continuiamo a parlare davanti a un boccone. Io racconto il testo e intanto lo commento, come potrebbe fare un amico che consiglia un libro. Citavo la televisione degli anni Sessanta/Settanta, quella dove i documentari non erano gestiti da un presentatore-divo (non sto polemizzando con nessuno, è solo per capirci), ma da un semplice scudiero dell’autore. Così faccio io, cercando ovviamente di usare un linguaggio un po’ empatico per non ammazzare la bellezza dei testi.

La gente arriva, non ha un vincolo di presenza e un po’ di rotazione c’è, ma una piccola comunità a questo punto esiste e vede il fiorire di scambi importanti d’idee e a volte di vere e proprie collaborazioni. Per dire, per il corredo iconografico dei miei libri mi appoggio su temi gotici a Elisa Lo Presti, un’ottima pittrice conosciuta proprio in questi incontri, e per i volumi sui classici latini al vecchio amico Massimiliano Kornmüller, studioso coltissimo e autore raffinato di encausti, acqueforti, litografie e fotografie che ogni tanto arriva ospite.

Franco Pezzini parla di futuro su Futurabile

A oggi, con un calendario abbastanza serrato e cercando di diversificare ogni anno con due o più progetti, abbiamo affrontato testi di letteratura antica come l’Eneide, L’asino d’oro o il Satyricon e parecchi capisaldi del fantastico “classico” tra Settecento e primi decenni del Novecento. Attualmente siamo alla terza stagione di un Tutto Poe che percorre tutta la narrativa e la poesia dello scrittore americano, e ho appena iniziato in parallelo l’Iliade. Ma c’è già una serie di nuovi progetti.

Tutto confluisce in volumi, che sto via via pubblicando in una sottocollana a mia cura, I Classici Pop, edita da Odoya di Bologna: inviti alla lettura che cercano di indagare anche sotto testo le ragioni di un autore e di un’opera, restituire il sapore che potevano coglierne i primi lettori e suggerire nuove chiavi, porgere suggestioni sull’oggi.

Franco Pezzini Futurabile i suoi incontri sull'Iliade

Sintesi ad hoc le sto poi curando come “Lezioni recitate” per la Compagnia Marco Gobetti, in particolare per il suo progetto Riprendo la Storia: il testo teatrale Enea profugo sta circolando in Italia con l’eccellente attore Andrea Caimmi. La Libera Università dell’Immaginario partecipa inoltre a un tavolo comune, il Club Villa Diodati, assieme al MUFANT | MuseoLab del Fantastico e della Fantascienza di Torino (che lavora spesso sul tema del futuro) e al TOHorror Film Fest: un modo per supportarci, non sovrapporre iniziative e anzi trovare occasioni di collaborazione che sta dando buoni frutti.

Gli incontri sono un modo di costruire aggregazione ma anzitutto di scoprire che queste opere ci parlano, ci aiutano a interpretare il nostro passato, ad affrontare il presente e anche a ragionare insieme in vista del futuro.

La letteratura non è qualcosa che si esaurisce in salotto (anche se la dimensione del piacere va benissimo, non proviamone vergogna!), ma ci aiuta anche a costruirci e a costruire intorno a noi. Non è poco.

Franco Pezzini (Torino, 1962), laureato in Diritto Canonico con la tesi Esorcismo e magia nel Diritto della Chiesa, è studioso dei rapporti tra letteratura, cinema e antropologia, con particolare attenzione agli aspetti mitico-religiosi e al Fantastico. Tra i fondatori della rivista “L’Opera al Rosso”, è membro del Coordinamento di Redazione de “L’Indice dei libri del mese” e della Redazione di “Carmillaonline. Letteratura, immaginario e cultura di opposizione”. Collabora a varie testate. Tra i suoi numerosi  saggi: Cercando Carmilla. La leggenda della donna vampira (Ananke, 2000); Le vampire. Crimini e misfatti delle succhiasangue da Carmilla a Van Helsing (con Arianna Conti, Castelvecchi, 2005); The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo (con Angelica Tintori, Gargoyle Books, 2008);  Fuoco e carne di Prometeo. Incubi, galvanisti e Paradisi perduti nel Frankenstein di Mary Shelley (Odoya, 2017); l’antologia saggistica di AA.VV., Jolanda & CO. Le donne pericolose (curata con Fabrizio Foni, Cut-Up, 2017); Edgar Allan Poe. La camera pentagonale. Tutto Poe, vol. 1, primo di una trilogia (Odoya, 2018); Il Conte incubo. Tutto Dracula, vol. 1, primo di un dittico (Odoya, 2019); la lezione recitabile Enea profugo portata in scena dalla Compagnia Marco Gobetti a partire dal 2018; oltre a saggi e articoli in antologie e riviste accademiche e non. Alcuni dei suoi testi sono stati adottati nel tempo in corsi universitari. È lettore del Premio Calvino. È animatore della Libera Università dell’Immaginario, con cui tiene da anni corsi monografici; Vicepresidente del Comitato Scientifico di Autunnonero, Festival Internazionale di Folklore e Cultura Horror; membro del Comitato scientifico del MUFANT – MuseoLab del Fantastico e della Fantascienza di Torino (area Gotico). “Giap”, il sito dei Wu Ming, lo definisce «massimo esperto italiano di letteratura fantastica-horror vittoriana».

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