Ragioniamo sul futuro senza buttare il passato

Che cosa insegna l'esperienza editoriale di «Torino Storia»

L’idea che il passato sia soprattutto una bruttura da lasciare indietro, in nome del nuovo che avanza, non è solo un’affermazione politica cialtrona. È un dato di ignoranza che rischia di seppellire la città con i suoi attuali governanti

Alberto Riccadonna Futurabile
14Mar '19

Ragioniamo sul futuro senza buttare il passato

«Chi controlla il passato controlla il futuro». Questa massima di George Orwell, presa in prestito da “1984”, compare in testa all’indice di tutti i numeri della nostra rivista mensile “Torino Storia”. Da quando siamo nelle edicole – ormai da tre anni e mezzo – constatiamo che è proprio questo messaggio ad attirare il pubblico dei lettori. Sono settemila copie vendute ogni mese, fra gente di ogni cultura, ogni età e ceto sociale, accomunata dal fatto di percepire l’attualità assoluta del discorso sulla storia.

Non è una contraddizione di termini.

Lo studio del passato è davvero uno dei principali strumenti che possediamo per ragionare sul futuro.

La conoscenza di ciò che accadde prima di noi, negli stessi luoghi che oggi ci troviamo ad abitare, nel passato recente come in quello più antico (che a Torino risale a ben prima della strombazzatissima fondazione romana), produce sempre una forte gratificazione in chi scopre qualcosa di nuovo. È il piacere intimo, prima che intellettuale, di percepire noi stessi un po’ più forti, un po’ più consapevoli. Perché abbiamo scoperto qualcosa che accadde prima di noi e ne faremo tesoro. Perché abbiamo preso visione di un errore antico e cercheremo di non ripeterlo, di una vittoria che possiamo cercare di replicare, di traguardi mancati, di scommesse da riprendere in mano…

La copertina di Torino Storia Una idea per ragionare sul passato pensando al futuro

A Torino (la prima Capitale d’Italia, la culla dell’auto, la città della Resistenza, della Sindone, della Juventus, del cioccolato…) la storia è più che “futurabile”.

La storia a Torino è il carburante stesso del futuro, una materia tra l’altro molto social.

La fortuna di una rivista come “Torino Storia” si deve alla partecipazione popolare del pubblico, migliaia di persone che scrivono, raccontano, rivelano dettagli di storia minore, partecipano all’affresco collettivo. L’edizione on-line della rivista e la pagina Facebook stanno accumulando informazioni che i libri di storia non conoscono.

Se un errore possiamo imputare, particolarmente, a chi sta governando Torino sotto le insegne del movimento grillino è proprio l’incapacità di cogliere l’importanza del passato.

L’idea che il passato sia soprattutto una bruttura da lasciare indietro – in nome del nuovo che avanza – non è solo un’affermazione politica cialtrona. È un dato di ignoranza che rischia di seppellire la città con i suoi attuali governanti.

Il passato è la vera eredità che i governanti devono mettere a profitto: perché il futuro torni all’altezza degli antichi successi, e possibilmente sia migliore.

Alberto Riccadonna (Torino, 1969) è giornalista professionista. Sposato, padre di due figli, si è diplomato al Liceo Classico Massimo d’Azeglio e laureato in Giurisprudenza all’Università di Torino con una tesi sulla riforma dei sistemi elettorali. Ha fondato e dirige il mensile “Torino Storia”. È direttore del settimanale cattolico “La Voce e Il Tempo”.

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