Per l’aeroporto di Caselle il 2019 non sarà un anno bellissimo

Oliviero Baccelli del Certet-Bocconi analizza i problemi del «Sandro Pertini»

E adesso, oltre a Malpensa, lo scalo subalpino deve iniziare a temere anche la concorrenza di Bologna

11Mar '19

Per l’aeroporto di Caselle il 2019 non sarà un anno bellissimo

Se salta il Tav, a ruota salterà anche l’aeroporto di Torino Caselle, che già non gode di buona salute.

L’aeroporto Sandro Pertini di Torino Caselle è in difficoltà

Parola di Oliviero Baccelli, docente alla Bocconi di economia e politica dei trasporti, pianificazione e gestione del trasporto merci, pianificazione e gestione del trasporto passeggeri e politica del turismo. È anche direttore del Certet, il Centro di economia regionale, dei trasporti e del turismo.

Caselle: l’aeroporto sotto la lente della Bocconi

Il professor Baccelli è un esperto della mobilità. Con lui mettiamo sotto la lente l’Aeroporto Sandro Pertini di Torino Caselle, uno scalo perennemente in affanno. Dopo un 2017 con il botto (record di passeggeri , ma tredicesimo scalo italiano per volumi di traffico), ha visto un 2018 a 4,085 milioni di passeggeri, in calo del 2,2% rispetto al 2017. Il bilancio di previsione sul 2019 è in diminuzione ulteriore.

Che cosa sta succedendo? Succede che i nodi vengono al pettine.

«Caselle è un aeroporto che ha un bacino di utenza piccolo, che gravita attorno al capoluogo. Il Piemonte occidentale guarda a Malpensa, l’alessandrino trova sbocchi su Genova e i cuneesi a volte trovano il loro volo a Levaldigi».

Il traffico in uscita da Torino viaggia soprattutto su 5 direttrici quasi sempre sature: Roma, Napoli, Catania, Palermo e Londra. Nel 2017, inoltre, la compagnia low cost rumena Blue Air, che a Caselle ha aperto una base assai corposa, ha movimentato il 25% del traffico totale dello scalo, con le sue 19 rotte.

Caselle: cambia l’ad e Blue Air modifica strategia

Succede, inoltre, che l’ad della società di gestione dello scalo, la Sagat (Roberto Barbieri in carica dal 2013) lascia per andare a Capodichino. E che Blue Air cambia strategia, ridimensionando la sua posizione su Caselle.

«Non dimentichiamo che la tipologia del passeggero piemontese è particolare – incalza Baccelli – . C’è un problema di fondo non secondario, ovvero che il Pil del Piemonte è il più basso tra le regioni traino del nord. Parliamo di una vaso di coccio tra vasi di ferro. Torino, che del Piemonte è il cuore, riflette questo dato in modo significativo».

Tradotto: il torinese è più povero del milanese e quindi ha una propensione meno marcata a viaggiare. Chi proprio lo vuole fare, e lo fa, sceglie Malpensa che offre una miriade di voli a basso costo con centinaia di destinazioni europee e non.

Malpensa, ovvero l’eterna spina nel fianco di Caselle, è un competitor potentissimo che drena traffico e sembra impedire lo sviluppo di Caselle.

«La situazione nel 2019 peggiorerà perché la concorrenza di Malpensa su Caselle sarà ancora più forte – precisa Baccelli – L’aeroporto di Linate chiude per tre mesi e il suo traffico si sposterà su Malpensa, diventando ancora più attrattivo».

Non solo: Caselle deve iniziare a guardarsi anche dalla concorrenza dell’aeroporto di Bologna

«Stanno lavorando molto bene per facilitare gli spostamenti dei passeggeri dalla Stazione Centrale al Guglielmo Marconi e con l’Alta Velocità si arriva a Bologna da Torino in meno di due ore», avverte il professor Baccelli.

Per i torinesi, invece, raggiungere Caselle continua ad essere un problema. Il treno, quello vero, non arriva. «Porta Susa, come hub torinese dell’Alta Velocità, deve essere anche la via di accesso a Caselle. E una volta completata la Torino-Lione quel ruolo sarà ancora più forte, non solo per i torinesi, ma anche per i francesi».

Caselle è uno scalo che vede una prevalenza di traffico business o nazionale, tutti passeggeri che si spostano in Italia. E il turismo in ingresso? «Caselle ha dei picchi durante la stagione sciistica, sono tanti i turisti della neve che atterrano, ma non può bastare. Manca continuità. Fatta salva l’esistenza di una concorrenza forte da parte di Malpensa, se Torino vuole consolidare la propria vocazione turistica attirando viaggiatori dall’estero, deve lavorare per fare in modo che Ryanair e Easyjet amplino, e di molto, la loro offerta su Caselle. Oggi Caselle non ha collegamenti con la Scandinavia, in Francia arrivi solo a Parigi, l’est Europa è scoperto. Non c’è traccia di voli intercontinentali, a parte Casablanca».

Certo, per far arrivare i turisti a Torino, servono azioni di promozione del territorio di un certo spessore e grandi eventi in grado di attirare l’attenzione del pubblico internazionale.  «Va bene, si può fare, ma in termini di economia del turismo è una strategia di corto respiro, senza prospettive – ragiona Baccelli – I flussi del turismo internazionale li attrai come fa Milano, con le sue “week” tematiche, dalla moda in su. Grandi eventi, appunto. Però l’ amministrazione torinese ha più volte fatto sapere che i grandi eventi non sono di loro gradimento, meglio fare dieci mostre di pittori subalpini che una mega mostra sugli impressionisti francesi».

Quindi, futuro a tinte scure? «Il nuovo management che si è appena insediato a Caselle ha un compito arduo, ma Andrea Andorno, il nuovo ad di Sagat, è l’uomo giusto al posto giusto. Certo è che dovremo attendere un tempo minimo di diciotto mesi per vedere i primi risultati di un lavoro che inizia oggi».

Per Caselle, quindi, il 2019 va già in archivio. Non sarà un anno bellissimo. Ci vediamo nel 2020.

Sante Altizio (Torino, 1966), è nello staff  di Spazi Inclusi e nella redazione di Futurabile. Autore, videomaker, regista, ha curato la produzione di molti documentari all’estero. Ha frequentato la Facoltà di Lettere all’Università di Torino e la Scuola Holden. Sua la firma di cartoni animati, format tv e web doc. E, non ultima, l’idea di una esperienza di promozione dell’editoria indipendente chiamata «Bookpostino» e diffusa a Torino, Novara e Rimini.

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