Le startup non decollano in Piemonte

Distanza enorme rispetto alla Lombardia: 502 contro 2.419

L'economista Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi, spiega i problemi delle giovani imprese innovative sul territorio

01Mar '19

Le startup non decollano in Piemonte

Il Piemonte è la prima regione italiana per spesa in Ricerca & Sviluppo, ma non occupa il vertice della classifica. Anzi, è in quarta posizione. A brillare, va da sè, è la Lombardia: a metà 2018 contava nella sezione speciale del Registro delle Imprese 2.419 nuove aziende innovative. Quindi: le startup non decollano in Piemonte.

Una distanza enorme con la Lombardia, che evidenzia ritardi dell’ecosistema territoriale, mancanza di liquidità, difficoltà ad approcciare nuovi investitori.

E denuncia l’urgenza di migliorare il finanziamento delle startup per le quali il nostro Paese investe un decimo rispetto all’Europa (nonostante l’Italia produca l’11% del Pil comunitario).

Afferma Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi: «Alle imprese innovative è affidata la speranza di far crescere i Pil in Piemonte e in Italia», questo trend va monitorato e approfondito. E va invertita la rotta.

Numeri interessanti giungono dall’Osservatorio 2018 sulle “Startup innovative in Piemonte” (gennaio 2019), realizzato dal Comitato Torino Finanza della Camera di Commercio, in collaborazione tecnica con Step Ricerche. È una fotografia puntuale su una realtà che incide ancora marginalmente sul Pil regionale. E la ragione è semplice: il più delle volte si tratta di startup di piccole dimensioni, finanziate dai soci o dai fondatori.

Concentrate soprattutto nei settori classici dell’ICT, le startup piemontesi trascurano filoni più attuali come Open Data e Blockchain, che migliorerebbero anche il mondo dell’E-gov.

Che cosa potrebbe funzionare meglio? L’ecosistema italiano e piemontese dovrebbe lavorare in modo più sinergico e coeso per attrarre maggiori capitali su progetti più importanti di quelli attuali.

Non basta. Il Pil piemontese è pari a 131 miliardi (dato 2016). Il 40% di questo valore aggiunto si può attribuire ad aziende nate prima del 1900. L’Osservatorio incalza: «Nel periodo da inizio secolo alla Seconda Guerra Mondiale, sono state fondate le basi per produrre quasi un terzo, il 27%, del Pil contemporaneo».

Di fronte a questo scenario, le startup hanno oggi una mission (e sono già in forte ritardo): sostituire e modernizzare il tessuto delle imprese.

Per incidere sul Pil dei prossimi anni «è necessario che crescano di numero ed escano dallo stadio iniziale per evolversi con l’espansione commerciale e l’irrobustimento dei volumi». E sono proprio queste le fasi che le startup innovative, non solo piemontesi, stentano a intraprendere.

Chi sono gli startupper piemontesi?

Il 72% delle imprese piemontesi che ha risposto al questionario dell’Osservatorio è stato fondato tra il 2015 ed il 2017. Al momento della costituzione, il 52,9% dei founder aveva tra i 36 ed i 55 anni; il 17.6% tra i 26 e i 30 anni mentre la fascia 18-25 rappresenta quasi il 10%.

Nel 92% dei casi, il management è in mano ai fondatori originari. Il 94% definisce il proprio prodotto/servizio innovativo, il 6% si definisce impresa a vocazione tradizionale. E quali sono i tempi per realizzare una startup? In Piemonte il 42% del campione ha riferito «un anno di lavoro». Ma il 28% ha dichiarato di «aver impiegato dai 2 ai 7 anni per passare dall’idea alla costituzione».

La top five delle difficoltà

Quali sono le principali difficoltà che gli startupper piemontesi incontrano nel loro percorso imprenditoriale? L’Osservatorio ne elenca alcune:

  1. finanziamento dell’azienda
  2. ricerca-gestione dei collaboratori e dei clienti sul mercato
  3. mancanza di cassa
  4. carenza di un network/connessioni con investitori giusti
  5. complessità legali e burocratiche

I prossimi step

L’Osservatorio individua anche la via da percorrere: «Sarebbe auspicabile che le politiche pubbliche concentrino gli incentivi finanziari sulle fasi preliminari, sugli strumenti per crescere e raggiungere una dimensione adeguata agli investitori professionali. E che, inoltre, si rivolgano all’ecosistema generale di startup. Da questa condivisione potrà dipendere la capacità di attrarre iniziative anche sul nostro territorio».

Carla De Meo (Treviso, 1966), giornalista professionista, contributor La 7, è nel network di Spazi Inclusi. Ha lavorato al Gazzettino, Antenna Tre e nel sistema camerale del Veneto.

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