Ernesto Olivero (Sermig): «Il rancore non risolve la questione immigrati»

Come affrontare la crisi e la paura della diversità?

Parla "l'imprenditore di Dio", il bancario che ha trasformato l'ex Arsenale militare di Torino in uno straordinario laboratorio del dialogo e dell'accoglienza

28Gen '19

Ernesto Olivero (Sermig): «Il rancore non risolve la questione immigrati»

È curioso: Wikipedia definisce Ernesto Olivero «attivista e scrittore». Qualcuno lo ha anche chiamato “imprenditore del bene” per quanto ha realizzato in questi anni.

Con Ernesto Olivero la città dei santi sociali ha trovato un epigono.

Ernesto Olivero è nato nel 1940 a Mercato San Severino (Salerno). Sposato, è padre di tre figli e nonno di sette nipoti. Ha lavorato in varie industrie del torinese e poi in banca (Intesa Sanpaolo) fino al 1991.

Nel 1964 ha fondato il Sermig, Servizio Missionario Giovani, insieme alla moglie Maria e a un gruppo di giovani.

Erano decisi a sconfiggere la fame con opere di giustizia, a promuovere sviluppo, a vivere la solidarietà verso i più poveri. Per questo, nei primi anni 80 ha iniziato a trasformare l’ex arsenale militare di Torino in Casa della Speranza.

Ernesto Olivero ci riceve nel suo studio all’Arsenale della pace. Un’occasione rara concessa da una fitta agenda. Ecco così una conversazione sul nostro tempo, su Torino, sull’accoglienza e sull’immigrazione.

«Bisogna essere maestri e non ragionare con la pancia». «La bontà è disarmante».

Sono alcune frasi care a Ernesto Olivero. L’ex Arsenale Militare di Piazza Borgo Dora venne assegnato al Sermig nel 1983. Ernesto fu incoraggiato da Giorgio La Pira. Cosicché ne iniziò la trasformazione con l’aiuto gratuito di migliaia di giovani, di volontari, di uomini e donne di buona volontà da ogni parte d’Italia. L’11 aprile 1984 fu l’indimenticato presidente della Repubblica Sandro Pertini a inaugurare l’Arsenale della Pace.

Le capacità organizzative e imprenditoriali di Olivero hanno permesso negli anni la ristrutturazione di un’area di 45mila metri quadrati.

Là dove venivano forgiate buona parte delle armi utilizzate nelle due guerre mondiali, esiste adesso un “laboratorio” particolarissimo. Una palestra di convivenza, di dialogo, di formazione dei giovani, di accoglienza dei più disagiati, un «monastero metropolitano»: aperto 24 ore su 24.

Accolgono uomini e donne che cercano un aiuto per cambiare vita. In oltre trent’anni sono stati realizzati progetti a favore di uomini e donne di 140 nazionalità. È un luogo d’incontro per migliaia di giovani che da tutta Italia e dall’estero si danno appuntamento per confrontarsi, dialogare e crescere. È base di partenza per la solidarietà che raggiunge i cinque continenti. È luogo di preghiera e di silenzio, di cultura e di formazione. L’Arsenale del Sermig è un simbolo e un esempio per Torino.

Dall’inizio a oggi il Sermig ha dato assistenza a centinaia di migliaia di persone: immigrati, alcolizzati, tossicodipendenti, malati di Aids, senza tetto… Ha aperto l’Arsenale della Speranza in Brasile (San Paolo) e l’Arsenale dell’Incontro in Giordania (Madaba).

Negli anni 80, all’interno del Sermig, è nata la Fraternità della Speranza, che conta attualmente un centinaio di aderenti. Sono giovani, coppie di sposi e famiglie, monaci e monache che si dedicano a tempo pieno al servizio dei poveri, alla formazione dei giovani. Attorno alla Fraternità della Speranza, ruotano in silenzio centinaia di volontari e il movimento internazionale dei Giovani della Pace ispirati dal metodo del Sermig.

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