Ad Agroinnova (Unito) sperimentiamo la blockchain nella ricerca

Torino all'avanguardia nell'Open Science

La sinergia che si potrebbe a creare favorirebbe nuovi campi di analisi e di studio ma anche nuove regole di business

27Dic '18

Ad Agroinnova (Unito) sperimentiamo la blockchain nella ricerca

La blockchain è un nuovo paradigma di immagazzinamento e condivisione dei dati in maniera distribuita. È noto principalmente come soluzione alla necessità di attuare transazioni monetarie su Internet senza che vi sia l’intervento di un’entità super partes o di intermediazione, garantendo la massima sicurezza a coloro che ne vogliono usufruire.

Questo registro diffuso, ovvero una blockchain, garantisce l’immutabilità dei dati che si inseriscono e l’assenza di un ente centrale unico come deputato alla loro validazione e scrittura su registro.

Queste due caratteristiche hanno attirato l’attenzione sulla blockchain non solo di informatici e di azionisti, ma anche di esperti di altri settori che hanno visto la potenzialità della tecnologia anche in relazione ai loro ambiti di studio.

Una fra le svariate possibili applicazioni della blockchain è la tracciabilità dei prodotti agroalimentari. Ovvero: la disponibilità di un registro inalterabile e immutabile che contenga tutta la storia di un prodotto alimentare. Si potrebbe partire dai dati di produzione in campo fino alla trasformazione, conservazione e distribuzione. Il tutto accessibile in maniera semplice, sicura e veloce dall’acquirente finale.

Anche nell’ambito accademico e di ricerca la blockchain può trovare grandi applicazioni.

Io dirigo il Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino, che sta lavorando sull’applicazione della blockchain nella ricerca insieme alla società Tlabconsulting. Secondo noi il concetto di database distribuito consente a Università e imprese di avere, in tempo reale, la piena condivisione dei dati raccolti. E permette una discussione multidisciplinare o estremamente specialistica, a seconda della necessità e degli obiettivi del progetto.

La sinergia che si viene a creare favorirebbe nuovi campi di ricerca e nuove regole di business. Inoltre, il sistema attuale di pubblicazione scientifica, basato su un processo di revisione paritaria (peer-review), sarebbe notevolmente migliorato.

Una ricerca vedrebbe la condivisione con un’intera comunità scientifica, eliminando la possibilità di frodi scientifiche, di frammentazione e duplicazione degli sforzi e dei finanziamenti.

Lo stesso programma di ricerca europeo Horizon2020 sta indirizzando la ricerca verso un modello aperto (Open Science) di condivisione delle scoperte scientifiche. Una scienza, quindi, trasparente nella metodologia sperimentale adottata, nell’osservazione dei fenomeni e nella raccolta dei dati. Una scienza tale per cui saranno sempre più richieste maggiori affidabilità e riusabilità pubblica dei dati scientifici e dei prodotti della ricerca, unitamente a una maggiore accessibilità pubblica dei processi di comunicazione scientifica. 

Inoltre, se si pensa per esempio allo sviluppo di un agro farmaco, con la blockchain sarà possibile creare una rete condivisa di dati sperimentali. L’obiettivo è ampliare maggiormente la casistica delle diverse prove sperimentali e delle analisi condotte per valutarne efficacia, tossicità e impatti sull’ambiente. I dati raccolti saranno resi maggiormente confrontabili a livello statistico, contribuendo a creare un dossier di informazioni utili alla registrazione degli agrofarmaci e a poter meglio garantire i consumatori.

Per Torino si tratta di una sfida molto interessante e promettente.

Maria Lodivica Gullino (Saluzzo, 1952) è professore ordinario di Patologia vegetale all’Università di Torino e direttore di Agroinnova. Ha firmato oltre 600 articoli di ricerca, 180 rassegne e 16 volumi, prevalentemente in lingua inglese. È anche pubblicista e autrice di molti articoli di divulgazione.

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