L’assetto sportivo sabaudo

La città ha dei numeri, ma ne è consapevole?

La Torino che guarda al futuro con idee, impegno e partecipazione, come ha dimostrato piazza Castello pochi giorni fa, non può prescindere anche dai grandi eventi sportivi come volano di ricchezza e strumento di marketing del territorio.

L'assetto sportivo sabaudo
19Nov '18

L’assetto sportivo sabaudo

Un patrimonio da sfruttare e da non sprecare. La Torino che guarda al futuro con idee, impegno e partecipazione, come ha dimostrato piazza Castello pochi giorni fa, non può prescindere anche dai grandi eventi sportivi come volano di ricchezza e strumento di marketing del territorio e quindi del turismo sportivo. E in questo senso il capoluogo piemontese ha un grande jolly da giocare. Un asset che nessuna altra città italiana può vantare in tali proporzioni: gli impianti. Vale a dire il Pala Alpitour e il Pala Vela, due palazzetti che sono, ironia della sorte, eredità di Torino 2006. Già, proprio quelle Olimpiadi che hanno rappresentato la svolta dodici anni fa e a cui ora si è detto ostinatamente no per un possibile remake insieme a Milano e Cortina d’Ampezzo.

Il Pala Alpitour è il più grande impianto indoor d’Italia (12.500 posti a sedere che possono salire, in base alla configurazione, a un massimo di 15.657 per i concerti), nato proprio per le Olimpiadi. Il Pala Vela, simbolo dei cento anni dell’Unità d’Italia, è stato ristrutturato per i Giochi (8.000 posti a sedere) ed è da questa stagione la casa della Fiat Torino di basket.

Entrambi sono parte di quella “legacy” (eredità, appunto), a cinque cerchi che consente a Torino di essere un unicum a livello nazionale per il turismo sportivo. Per capienza e caratteristiche (sono polifunzionali e modulabili), la rendono infatti l’unica città italiana in grado di ospitare grandi eventi sportivi di respiro internazionale. Per intendersi, grandi appuntamenti come fasi finali di Mondiali o Europei. Manifestazioni che si sviluppano su più giorni di gara e che necessitano di impianti con determinati requisiti strutturali, in primis di capienza, e con precise facilities (aree hospitality, area media, spazi per l’organizzazione).

Per altre città servirebbe una deroga al momento della candidatura; Torino, invece, è sempre pronta ogni volta che c’è l’idea di proporsi per una manifestazione.

E la dimostrazione è recentissima con la fase finale dei Mondiali di volley maschile, andata in scena proprio al Pala Alpitour dal 26 al 30 settembre scorso. Cinque giorni di gara, sei Nazionali impegnate (tra cui l’Italia), 10 partite (due al giorno). Inutile dire che è stato un successo: 108.692 spettatori complessivi (con il picco del tutto esaurito, 12.011 presenze, per la finale Polonia-Brasile e per Italia-Polonia) e 1,63 milioni di incasso dal ticketing (fonte: Federazione italiana pallavolo).

Non è tutto, perché grande evento fa rima con turismo sportivo. Lo sport è un motore per eccellenza di turismo: muove i tifosi e i loro accompagnatori (familiari, amici), non interessati all’evento ma semplici turisti .

E allora nel computo delle ricadute economiche del turismo sportivo non si devono soltanto considerare i ricavi derivanti dai biglietti, dal merchandising, dal food&beverage. Ci sono le spese per hotel, musei e centri culturali, bar, ristoranti ed esercizi commerciali in generale.

CR7

Altra specifica: un grande evento sportivo può declinarsi su più giorni ma anche in un giorno solo. Una perfetta dimostrazione in questo senso si ha in occasione delle sfide di Champions League della Juventus. Per Juventus-Barcellona dell’aprile 2017, gli hotel di Torino sono stati occupati per il 93,6%, con prezzi medi pari a circa 150 euro per camera, con una crescita rispetto al giorno infrasettimanale di aprile 2016, dell’8,3% e un picco sulle tariffe del 68,3%. Stesse percentuali registrate lo scorso aprile, con Juventus-Real Madrid che è andata in scena al termine del weekend pasquale, apertosi con Juventus-Milan. Ebbene oltre il 90% degli alberghi della città era occupato, con permanenza media di due notti.

Di un giorno ma con un’organizzazione e un impatto simili a un grande evento di più giorni è stata la finale di Europa League del 2014 ospitata allo Juventus Stadium. I numeri narrano ancora una volta di un successo: 40mila spettatori, un impatto economico netto di 12,6 milioni (8,7 milioni derivanti dal pubblico, 2,6 dalla produzione dell’evento e 1,3 dai media), che diventa di 17,5 milioni aggiungendo i flussi economici non “trattenuti” sul territorio (biglietteria, coreografia cerimonia, marketing, trasporti da aeroporti fuori dall’area metropolitana torinese).

I grandi eventi sportivi, in definitiva, fanno bene al turismo sportivo; per questo il “no” alle Olimpiadi 2026 pesa come un macigno. Torino, intanto, si è candidata ad ospitare le Atp Finals di tennis (il torneo di fine stagione riservato ai migliori otto tennisti del circuito e alle migliori otto coppie di doppio) che fino al 2020 saranno ospitate da Londra. Torino ci prova, giocando la carta del Pala Alpitour, per il periodo 2021-2025. La road map: il 14 dicembre l’Atp comunicherà la short list delle tre candidate che concorreranno all’assegnazione dell’evento, prevista a marzo in occasione del torneo di Indian Wells. Eppur si muove…

Filippo Bonsignore (Torino, 1978) è laureato in economia aziendale. Giornalista professionista,  ha collaborato per dodici anni con Il Sole-24 Ore e successivamente con l’Agenzia Ansa. Segue da dieci anni quotidianamente la Juventus, si occupa anche di calciomercato, stadi e basket. Ha seguito tre finali di Champions League, una Olimpiade e un Mondiale di volley. Attualmente collabora con il Corriere della Sera e con il Corriere dello Sport. È vicepresidente vicario dell’Ussi Subalpina, l’associazione dei giornalisti sportivi del Piemonte. È nel networking di Spazi Inclusi.

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